1,6 milioni di Dollari in una settimana

14 03 2008

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Si era lamentato per gli scarsi risultati che aveva ottenuto nel progetto con Saul Williams e, forse, aveva ragione.

800.000 download complessivi, tra quelli gratis e a pagamento. Questo il bilancio, ad una settimana dall’uscita di Ghost I-IV il nuovo album (strumentale) dei Nine Inch Nails. Per un totale di 1,6 milioni di Dollari di ricavi. Che finiranno (quasi tutti) direttamente in tasca di Trent Reznor e soci, che quel disco l’hanno concepito, suonato, prodotto, distribuito.

Due calcoli veloci. Fossero stati sotto contratto con una major, i Nine Inch Nails avrebbero dovuto vendere circa 320.000 copie in una settimana (cosa già difficile in sè, ancora di più se si considera che è un album strumentale), ipotizzando un guadagno di 5 Dollari su ogni cd venduto al prezzo standard di 18 Euro (cosa altrettanto difficile, visto che è un album quadruplo).

Solo qualche anno fa sarebbe sembrato semplicemente pazzesco, ma ora è quasi ovvio che un simile progetto discografico potesse aver successo solo in questo modo, utilizzando un canale di relazione diretta tra band e fan, diversificando l’offerta e segmentando la clientela potenziale. Nessuna major, anche aumentando i costi di dieci volte (e assumendosi rischi dieci volte maggiori) avrebbe potuto, con la sua strategia standardizzata di vendita, ottenere un risultato simile. Anticipi milionari, distribuzione fisica, un elefantiaco ufficio stampa, videoclip in heavy rotation. Tutto inutile. E’ cambiata la funzione di produzione e di generazione del valore. Sono mutati i fattori di produzione. C’è poco da fare.

Questa è l’evidenza che appare quasi inconfutabile e che le case discografiche dovrebbero mandare a memoria, magari appendendo un bel cartello nella loro sede, sopra la macchinetta del caffè. Poi dovrebbero andare in libreria e comprare questo. Parla delle nuove organizzazioni a “stella marina”, strutturate per unità operative indipendenti, che si contrappongono alle organizzazioni “ragno” standardizzate e gerarchiche. Quelle unità operative indipendenti sono le band come i Radiohead e i Nine Inch Nails, ormai in grado di trovare sul mercato le funzioni che un tempo rendevano indispensabile un’etichetta discografica e di combattere sul suo terreno il fenomeno del file sharing.

Alle etichette – grandi o piccole che siano – non rimane che una strada: copiarle. In fondo, non tutti i musicisti hanno voglia di fare gli imprenditori.


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7 responses

14 03 2008
buldra

grande post.
Posso copiaincollarlo su filter tips???

Buldra.

14 03 2008
rockonomics

grazie!
per il copia incolla, no problem, anzi…

Ciao

16 03 2008
Alfredo

Grande risultato. A questo punto spero che l’esempio convinca molte band di dimensioni minori a provare queste vie di promozione e produzione. Ed è lì che il gioco si farebbe più duro, visto che finora ci hanno provato solo band dal nome importante.
Se penso poi alla situazione italiana, più sclerotizzata di altre anche per via di leggi sul diritto d’autore vetuste, potrebbe essere un grandissimo cambiamento.

16 03 2008
rockonomics

se hai uno zoccolo duro di fan che comprano e promuovono lo puoi fare, grande o piccolo che sei.
In Italia potrebbero ottenere grandi risultati Subsonica, Afterhours e T.A.R.M., considerando anche la loro dimensione di live band.
Sotto questo livello, l’obiettivo è costruirselo, lo “zoccolo duro”…

18 03 2008
XV

Ciao,
scopro solo oggi il tuo blog, shame on me.
Complimenti per gli argomenti trattati, Ti seguirò con molto piacere.
XV

19 03 2008
rockonomics

gentilmente, ringrazio😉
ora sono un po’ preso. prometto che appena ho un briciolo di tempo passo sul tuo blog per ricambiare…

Ciao!

19 03 2008
XV

Grazie a te, tra l’altro nel commento precedente ho inserito un link errato al blog.
Ecco quello corretto:http://diarioinferno.excite.it

Salut!

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