Miracolo di Natale

25 12 2007

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Nelle foto che lo ritraggono, Cesare Picco sorride all’obiettivo. Ha la faccia simpatica di chi ha meno successo di quel che merita, ma non se ne preoccupa. D’altra parte, se l’è andata a cercare, l’oscurità. Gli studi di pianoforte classico. La passione per il jazz eterodosso, alla Uri Caine, ma senza essere Uri Caine  e senza nessuno che ti offre la direzione della Biennale Musica. Un ambizione frenata dalle proprie passioni.

Cesare Picco odia il Natale e il conformismo – musicale e non – che propina, fatto di barbe bianche su abiti rossi, di consumismo, omologazione, jingle bells e siamo tutti più buoni e torniamo a scannarci domani. O meglio, lo odiava. 

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Rockonomics made in China

19 12 2007

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Forse un giorno Meng Jinhui sarà il nuovo guru della discografia mondiale. Forse la sua Modern Sky, la più importante etichetta discografica indipendente cinese, sarà la quinta sorella tra le major (sempre che non ne muoia una delle attuali quattro). Quel che è certo è che la Cina, così come in altri settori, rappresenta il domani dell’industria della musica e dell’intrattenimento in generale. E non solo per il suo miliardo e trecento milioni di potenziali acquirenti. Ma anche e soprattutto perchè lì l’industria discografica come noi la conosciamo non è mai esistita. Lì, tutto è nato con internet e da internet non si può prescindere.

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Se Maometto non va all’evento…

17 12 2007

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Lo so, lo so. Un titolo del genere mi costerà due fatwa: una da AlQaeda e una dal Sindacato Titolisti (qui un altro fulgido esempio di titolista ispirato). E’ che per riassumere la logica che sta sotto Eventful, l’ennesima start up di cui vi tocca leggere su queste pagine, non mi veniva in mente niente di meglio di una cara e vecchia frase fatta.

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Compiti per il weekend

13 12 2007

Domani me ne vado a Bologna a fare interviste. Mi raccomando fate i bravi. Anyway, se non avete voglia di lavorare,  qui ci sono un paio di dritte per passare il tempo. 

La prima. Anche gli Okkervil River, band culto del nuovo folk americano, regalano il loro nuovo album via internet. Si chiama “Golden Opportunities” ed è composto di nove tracce registrate in presa diretta durante il loro ultimo tour. Grazie a Vilipendio per la segnalazione. 

La seconda. Su Listening Post – il blog musicale di Wired – è uscito un bell’articolo di Eliot Van Buskirk, uno dei miei pensatori di riferimento, attorno alla questione Radiohead e la nuova discografia creativa. Non vi anticipo nulla. Anzi, due cose. Il titolo, “Radiohead makes business plans the new punk rock”. E una frase: “Quella del paga quanto vuoi è una soluzione per i Radiohead non per l’industria musicale (…) Ci sono tanti modi di vendere musica tante quante sono le band”

Buon ascolto. Buona lettura. Buon weekend. 





La nuova discografia creativa/4 – Slicethepie

13 12 2007

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Tra le nuove realtà che cercano di rivoluzionare il concetto stesso di discografia, non si può non parlare di Slicethepie. Qui, perlomeno. E non perchè sia un clamoroso caso di successo. Ma perchè ha cercato di far proprie tutte – ma proprio tutte – le teorie che stanno alla base della nuova rockonomia, in particolare quella per cui il musicista è imprenditore e non più un dipendente della casa discografica. E’ gente che ha mandato a memoria “La coda lunga”, quella. Si capisce sin dalla mission: “Il modello discografico esistente – spiegano – è basato su pochissime etichette discografiche che spendono tantissimi soldi su centinaia di artisti. Quello di Slicethepie (letteralmente “fai a fette la torta”) è un modello in cui milioni di fan mettono spendono ognuno pochi soldi per migliaia di artisti“. Come?

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Dall’altra parte della barricata

10 12 2007

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Anche oggi avrei voglia di parlare di nuova discografia, di artisti rivoluzionari, di musica gratis, di celestial juke box. Di futuro, insomma. Ma se c’è un periodo in cui è utile ed interessante rivolgere lo sguardo dall’altra parte della barricata – in direzione della discografia tradizionale, per intenderci – beh… il periodo natalizio è quello migliore. Tra l’8 e il 25 Dicembre, infatti, accade un miracolo tipo quello della liquefazione del sangue di San Gennaro: la musica torna ad essere un bene tangibile, un oggetto.  Il motivo è fin troppo banale: bisogna fare dei regali e si devono tirar fuori venti euro, come minimo, anche per persone di cui ce ne frega poco e di cui a  malapena conosciamo gusti e passioni. Cosa c’è di migliore di un cd? Per essere un regalo, costa relativamente poco. E’ affidabile (se non si conoscono i gusti musicali della persona cui vogliamo regalarlo, basta una telefonata a congiunti, fidanzati/e, amici ).  E fa la sua scena, soprattutto se è un doppio, o un edizione deluxe. D’altra parte, mica vorrete regalare alla sorella della fidanzata un cd masterizzato o, peggio ancora, comprato sulla bancarella di un cinese?!

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Kristin Hersh, un’altra che fa da sé…

5 12 2007

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Kristin Hersh è una che sguazza nell’acquario della musica alternativa da più di vent’anni. Conosciuta più che altro come la cantante dei Throwing Muses – autori nel 1994 di un delizioso album dal titolo “Hips and Makers” – ha lavorato con Michael Stipe, Vic Chestnutt, Willard Grant Conspiracy e ha fatto scrivere tante belle pagine su di sè da una critica adorante. E’ quel che si dice un artista di nicchia. Ed è una che ha sotto due palle così. Ora vi spiego perchè.

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