Comes with music: la fine del P2P?

15 10 2008

Music on your phone. Messo sulla copertina di un Economist in tempo di crisi economica, è un titolo che fa un po’ effetto. Ma se anche il prestigioso settimanale inglese – pur tra l’incudine delle elezioni americane e il martello della crisi finanziaria – dedica un editoriale ed un articolo a Nokia Comes With Music, vuol dire che sta succedendo qualcosa di grosso.

Cross subsides. Sussidi incrociati. Ti regalo il rasoio per farti comprare le lamette. Ti regalo tutta la musica che vuoi per farti comprare il telefono. Stanno andando tutti in questa direzione: Nokia, Sony Ericsonn con il programma PlayNowPlus, la francese Orange, la danese TDC. Come previsto e descritto da Chris Anderson nel suo articolo “Why free is the future of business”, uscito qualche mese fa su Wired (e che vi linko).  “La scomoda verità – scrive per l’appunto l’Economist – è che oggi moltissima gente, perlopiù giovane, si aspetta che la musica sia gratis. L’industria, forse ha trovato il modo di sostenere quest’illusione continuando (con le royalties sui telefoni venduti, ndr) a farsi pagare”.

Leggo e rileggo quest’ultima frase e nella testa mi rimbomba una domanda: e se questo modello funzionasse? Se costituisse definitivamente un argine allo scambio di file musicali mediante peer 2 peer (come nel caso del crollo dei download illegali di In rainbows dei Radiohead, citato da Wired e ripreso da Gabriele Lunati sul suo blog)? Come si comporterebbero, ad esempio, le case di produzione cinematografiche? E quelli di videogiochi? Forse sono io che vedo barcollare qualche tessera del domino di troppo. Ma forse siamo veramente all’inizio di una nuova era.

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October comes with music

10 10 2008

 

 

 

 

 

Dai, sono quasi stato di parola, settimana più settimana meno. Detto tra noi: me ne sarei stato volentieri in vacanza ancora per un bel po’, almeno per quanto concerne la mia para-professione di blogger. Ma c’è la crisi finanziaria. Che tra qualche mese, prevedibilmente impatterà sull’economia reale. C’è chi dice sui piccoli, mediante quella cosa chiamata credit crunch  (che sembra una merendina, ma in realtà è il rumore della tenaglia delle banche sui gioielli di famiglia di chi gli chiedera dei soldi). C’è chi dice ai grandi colossi impastoiati fino al collo con la grande finanza, con una preferenza particolare per quelli già agonizzanti di loro.

Immagino che abbiate capito, no? E’ come se nella grande battaglia tra l’Impero Galattico delle major e la piccola ribellione della nuova discografia creativa e delle nuove professioni musicali, si fosse inserito un terzo incomodo, la mano invisibile del mercato che chiude il rubinetto dei soldi. Un terzo incomodo che accelera tremendamente la resa dei conti.

Dovessi scommettere due euro, la mia personalissima sensazione è che potete tirar fuori il fazzoletto e fare ciao ciao che qualche major – volete anche sapere quale? Un indizio: inizia con la E –  ci saluterà. In tempi di ristrettezze economiche bisogna eliminare il superfluo. Per i grandi gruppi dell’entertainment oggi il superfluo si chiama discografia. Per i consumatori, invece, è superfluo comperare la musica che si può avere gratis. Altri due euro me li giocherei sul proliferare di piccole e grandicelle piattaforme di autoproduzione, autodistribuzione ed autopromozione sul modello di Sellaband, Slicethepie e Last.fm, tanto per dirne tre. E già che ci sono mi giocherei due euro sull’affermazione e sulla proliferazione del modello del celestial juke box lanciato da Nokia con Nokia Comes With Music (oggi disponibile solo in Gran Bretagna) che offre, a chi acquista un cellulare modello 5130, la possibilità di scaricare tutta la musica che vuole per un anno. E di tenersela anche se deciderà di non rinnovare l’abbonamento (dimenticavo: abbonamento che nel primo anno è nascosto nel prezzo del telefonino, 130 Sterline). Tutte le major- che riceveranno una royalty per ogni cellulare venduto – hanno aderito. Anche Sony che, si vocifera, presto offrirà un servizio simile per i suoi cellulari. Così come Apple del resto. E, infine, come già da un po’ fa Verizon Wireless in America.