October comes with music

10 10 2008

 

 

 

 

 

Dai, sono quasi stato di parola, settimana più settimana meno. Detto tra noi: me ne sarei stato volentieri in vacanza ancora per un bel po’, almeno per quanto concerne la mia para-professione di blogger. Ma c’è la crisi finanziaria. Che tra qualche mese, prevedibilmente impatterà sull’economia reale. C’è chi dice sui piccoli, mediante quella cosa chiamata credit crunch  (che sembra una merendina, ma in realtà è il rumore della tenaglia delle banche sui gioielli di famiglia di chi gli chiedera dei soldi). C’è chi dice ai grandi colossi impastoiati fino al collo con la grande finanza, con una preferenza particolare per quelli già agonizzanti di loro.

Immagino che abbiate capito, no? E’ come se nella grande battaglia tra l’Impero Galattico delle major e la piccola ribellione della nuova discografia creativa e delle nuove professioni musicali, si fosse inserito un terzo incomodo, la mano invisibile del mercato che chiude il rubinetto dei soldi. Un terzo incomodo che accelera tremendamente la resa dei conti.

Dovessi scommettere due euro, la mia personalissima sensazione è che potete tirar fuori il fazzoletto e fare ciao ciao che qualche major – volete anche sapere quale? Un indizio: inizia con la E –  ci saluterà. In tempi di ristrettezze economiche bisogna eliminare il superfluo. Per i grandi gruppi dell’entertainment oggi il superfluo si chiama discografia. Per i consumatori, invece, è superfluo comperare la musica che si può avere gratis. Altri due euro me li giocherei sul proliferare di piccole e grandicelle piattaforme di autoproduzione, autodistribuzione ed autopromozione sul modello di Sellaband, Slicethepie e Last.fm, tanto per dirne tre. E già che ci sono mi giocherei due euro sull’affermazione e sulla proliferazione del modello del celestial juke box lanciato da Nokia con Nokia Comes With Music (oggi disponibile solo in Gran Bretagna) che offre, a chi acquista un cellulare modello 5130, la possibilità di scaricare tutta la musica che vuole per un anno. E di tenersela anche se deciderà di non rinnovare l’abbonamento (dimenticavo: abbonamento che nel primo anno è nascosto nel prezzo del telefonino, 130 Sterline). Tutte le major- che riceveranno una royalty per ogni cellulare venduto – hanno aderito. Anche Sony che, si vocifera, presto offrirà un servizio simile per i suoi cellulari. Così come Apple del resto. E, infine, come già da un po’ fa Verizon Wireless in America.





Celestial ITunes

19 03 2008

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Stavo preparando un post sui videoclip user generated di Radiohead e Nine Inch Nails. Se siete interessati al tema, temo dovrete aspettare lunedì. Perchè domani mattina vado a Treviso. E perchè ho letto sul blog di Luca De Biase di una cosa che non può non essere commentata.

Pare, stando al Financial Times, che Apple si appresti a rendere gratuita tutta la musica presente su Itunes. Questo in virtù di un accordo con le major, cui andrebbe una parte dei profitti sulle vendite di Iphone e Ipod. Gustoso, eh?In pratica, la riproposizione in chiave “mela morsicata” dell’idea di celestial juke box presentata da Rick Rubin nella sua prima intervista da co-presidente della Columbia. Con alcuni però, tuttavia. Uno su tutti: la quota di valore che Apple cede alle major in funzione degli Ipod e degli Iphone venduti. E, gioco forza, di una politica aziendale che spingerà – più di quanto non faccia già ora – al turnover di hardware che, quando va bene, costano 150 Dollari. Strategia molto rischiosa, questa. E in controtendenza con la tendenza a regalare l’hardware (es. il telefonino) per vendere il software (es. l’abbonamento). Tanto da pensare e scommettere due denari che forse finirà così. Con un abbonamento Itunes Free Music. Da venti Euro l’anno.

UPDATE DELLE 23.00: ho scritto questo post ingaggiando una lotta impari con l’orologio e il treno che stava scappando. Rimedio alle imprecisioni aggiungendo due significative notazioni e una fonte decente dell’articolo in questione. Le precisazioni, dicevamo. Stando ai rumors, pare che Apple abbia allo studio due ipotesi: un Ipod Premium che costa 100 Dollari in più e permette accesso illimitato a tutta la musica di Itunes. Oppure un modello a sottoscrizione come quello che ho tratteggiato qualche riga più su. Solo che io sono buono e vi avrei fatto pagare 20 Euro l’anno. Jobs invece – che è ricco e ha uno zerbino sullo stomaco – pare voglia farne pagare 7 al mese. Anche a distanza di qualche ora continuo a pensare che – nell’eventualità – verrà scelta la seconda ipotesi, quella della sottoscrizione.