Le Cinque Regole

16 06 2008

Music Ally e Leading Question sono due centri di ricerca specializzati nell’analisi dei mercati di musica, nuovi media e tecnologie informatiche. Cioè: voi leggete Rockonomics (e ne sono fiero, ci mancherebbe), mentre BBC, EMI, Sony Ericsonn e America On Line si leggono i loro report (a pagamento, s’intende) (e salatissimo).

Qualche volta, qualcosa delle loro ricerche sgocciola anche sulle teste di noi poveretti quaggiu. Tipo uno studio condotto su 800 consumatori musicali nel Regno Unito. E le relative cinque regole che questi guru della discografia consigliano alle major loro clienti.

Prima regola: la musica dev’essere legata ad altri prodotti o all’interno di pacchetti d’intrattenimento integrati. Altrimenti detta: “la musica non è più un prodotto, ma un servizio”. Un servizio aggiuntivo per gli utenti di una compagnia telefonica (vedi il caso dei Pearl Jam qua sotto); un servizio aggiuntivo per chi gioca a Grand Theft Auto, che assieme al gioco si compra la sua colonna sonora; un servizio aggiuntivo – anche se qui si sfiora il paradosso – per chi si compra un mobile internet device (che sia un Ipod Touch o un Iphone o un altro qualunque aggeggio). In pratica: sempre meno, che piaccia o no, l’unico modo che avete per far sì che la musica rimanga un prodotto a sè stante è comprarne più che potete. Altrimenti, se tutti continuano a scaricarla gratuitamente, le major saranno sempre più incentivate a nasconderla dietro qualcosa che ancora ha un prezzo.

Seconda regola: le etichette devono sperimentare nuovi formati e nuove forme di calendarizzazione delle uscite. Viene da sé: se sparisce la musica come prodotto, le prime caselle del domino a cadere (e già stanno pericolosamente oscillando) sono quella del formato fisico (il cd) e del “formato album”. Di entrambi gli argomenti si è già parlato abbastanza.

Terza regola: gratis non vuol dire che non si fanno soldi. Senza scomodare Chris Anderson (che su questa regola ci sta scrivendo un libro) è evidente come vi siano ormai decine di esempi che dimostrano come si possono fare soldi senza che il consumatore cacci un Euro ( o che perlomeno non percepisca la transazione): ad esempio,  We7, Qtrax (quando partirà) e l’italiano Downlovers sono dei siti che offrono musica pagata dalla pubblicità. I Nine Inch Nails offrono gratuitamente il download del loro nuovo cd. Prince lo allega al Daily Mail. Eccetera.

Quarta regola: le classifiche non servono più a niente. Questa regola ( e la prossima) introducono la figura del “selettore”. Qui si dice, ad esempio, che se i cd non li compra più nessuno e le classifiche riflettono i gusti di chi compra i cd, beh…le classifiche sono uno strumento un po’ obsoleto per trainare le vendite con l’effetto-popolarità. Un esempio? I download di In Rainbows dei Radiohead che non rientrano nelle classifiche di Top Of the Pops. Prima le major si scrollano di dosso questa miopia un po’ snobistica, meglio è per loro.

Quinta regola: ascolta i DJ.  Quindi: se non le classifiche, cosa? I nostri guru suggeriscono alle major di puntare sui “trust driver” che si trovano in internet. Siano essi dei soggetti dalla alta reputazione che fanno calare i loro consigli dall’alto al basso (come RCRD LBL o Pitchfork), oppure aggregatori di conoscenza e gusti collettivi come i social network musicali alla Last.fm o Muxtape o come le etichette fan funded alla Slicethepie o Sellaband.

Aggiungo io una sesta regola. Se le major seguissero alla lettera queste cinque regole si aprirebbe una fetta di mercato vasta, interessante e soprattutto profittevole. Quella di chi è interessato alla musica come prodotto e al supporto fisico. Che preferisce la forma album alla forma canzone. E che è disposto a pagare per un prodotto ben confezionato. Il successo dei boxset di Radiohead e Nine Inch Nails è la prova dell’esistenza di questa nicchia. Per ogni coda lunga c’è una testa alta. Per ogni dieci free c’è un deluxe. Occhio a non dimenticarselo mai.


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6 responses

16 06 2008
Matteo

(purtroppo) ho scoperto il tuo blog solo oggi … complimenti perchè è davvero interessante😉

– Matteo

16 06 2008
rockonomics

grazie mille! a presto
Fra

16 06 2008
XV

Mi paice molto la regola “nuove forme di calendarizzazione delle uscite”. Soprattutto in Italia le case discografiche seguono leggi ridicole tipo: i cd importanti devono uscire solo tra settembre e dicembre (in modo da prendere il periodo natalizo) e sono così legati a questa cazzata che hanno convinto anche gli artisti e ora nessuno vuole più fare uscire un disco a febbraio. Roba da medioevo. Un prodotto bello si vende in qualsiasi momento.

Personalissma aggiunta: Regola n° 7 valida esclusivamente per il management discogrtafico italiano: Licienziatevi.

20 06 2008
a.

bel sunto.

23 06 2008
rockonomics

grazie!

12 09 2013
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