Elvis, Dolly, Thom e Trent

26 03 2008

trent.jpgthomyorke.jpgartpartonap.jpgelvis.jpg 

E’ sempre così. Tutte le volte che pensi “spengo il computer e mi godo tre giorni di meritata vacanza, tanto cosa vuoi che succeda”, torni il martedì in ufficio, butti un occhio ai feed e vieni travolto da una valanga di novità che nemmeno nei tre mesi precedenti se n’erano viste tante. Quindi: lo so che vi avevo promesso il post sui videoclip user-generated di Radiohead e Nine Inch Nails e, credetemi, la manterrò. Solo che prima c’è da parlare d’altro, che alle persone di una certa età bisogna portare rispetto. Soprattutto se sono più rivoluzionari dei loro nipotini.

E’ il caso, ad esempio, di Elvis Costello che per il suo nuovo album Momofuku, in uscita il prossimo 22 di Aprile, sceglie la strada di distribuirlo solamente in vinile, con un codice per il download gratuito all’interno del packaging. Questa strada era già stata battuta dalla Matador – storica indie label americana – qualche mese fa e conferma la propensione delle etichette indie (Costello è sotto contratto con la Lost Highways) a disaffrancarsi dal cd, puntando su un curioso mix tra modernità e nostalgia, tra efficenza e sentimenti.

Saliamo al piano di sopra dell’ospizio e troviamo Dolly Parton, icona della scena country – pop americana, che fonda una sua etichetta – la Dolly Records – e si pubblica da sola il suo nuovo disco, dal titolo Backwoods Barbie. Ora, la nostra Dolly non ha un contratto con le major dagli anni ’90 e negli ultimi quindici anni ha venduto pochetto. Ebbene, Backwoods Barbie è arrivato al secondo posto della chart di Billboard, dimostando che fare da sé non è solo un modo per mantenere la proprietà intellettuale o per tenersi la torta tutta per sé. E’ anche un vantaggio competitivo. “Le major sono diventate quel che credevano che io fossi: storia”, sentenzia Dolly. Se non sono soddisfazioni queste…

E arriviamo così ai nipotini Thom e Trent e ai loro video user-generated. Non c’è molto da dire in realtà. Se non che i Radiohead hanno lanciato un concorso per creare un video per ogni canzone di In Rainbows.  I Nine Inch Nails, hanno avuto la stessa idea, l’hanno  chiamata Ghost Film Festival e hanno già aperto un apposito canale su You Tube che raccoglie tutti i clip – quasi 500, sinora – che i  sono stati creati per i brani di Ghost (che, per inciso, ha già venduto 781.000 copie. Un album quadruplo e strumentale. Non so se mi sono spiegato). La genialità di questa mossa – e vale per entrambe le band – è duplice. Da un lato si fa necessità virtù: “Non c’è la major, non ci sono i soldi, chiediamo ai nostri fan di farci il video gratis”. Dall’altro lato, tuttavia, questa è anche una geniale mossa di marketing: avete idea di quanti video di Radiohead e Nine Inch Nails invaderanno la rete? Per dire: ma una major proprio non ci riesce a pensare a una strategia di comunicazione del genere?


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11 responses

26 03 2008
XV

Bella l’idea di Costello (che anche se non mi piace mi fa venir voglia di comprare il suo lp) e brava la Dolly (anche se per arrivare al n° 2 qualcuno l’avrà pur distribuita nei negozi no?).
Per Radiohead E Reznor niente di nuovo , già gli A Perfect Circle lo avevano fatto, e il video migliore era anche finito sul un loro dvd.

In chiusura mi permetto una piccola considerazione: “Non c’è la major, non ci sono i soldi, chiediamo ai nostri fan di farci il video gratis” non è poi cosi vero visto che nei post precedenti, facendogli due conti in tasca al buon Reznor di soldi ce ne sono e anche parecchi🙂

salut.

26 03 2008
rockonomics

Dolly si è auto-prodotta e, probabilmente, ha semplicemente stipulato un contratto con un distributore per arrivare nei negozi. Ma i master sono suoi e l’investimento suo. Questo credo sia l’aspetto fondamentale della vicenda.

Riguardo ai video, ti do ragione: secondo me sia i NIN che i Radiohead potevano girare un video da milioni di dollari, che tanto ce li avevano. E qualunque major potrebbe replicare per qualunque sua band la strategia di un “film contest” tra gli utenti. Perchè questo non accade? Bella domanda….
Credo sia una questione di “coerenza”. I Radiohead e i NIN stanno battendo la strada del rapporto diretto con i fan, e sono legittimati ad andare oltre, senza che il tutto sembri una mera trovata pubblicitaria o di contenimento dei costi. Non credo che le major, anche se non fossero gli elefanti pigri che sono, potrebbero fare altrettanto ottenendo il medesimo effetto.
Non so se mi sono spiegato: il messaggio, che dalla bocca dei NIN e dei Radiohead, esce forte e chiaro, dalle major uscirebbe distorto.

26 03 2008
gian

Gli esempi non mancano, l’hai dimostrato più volte. Ma il problema di fondo è che gli artisti che prendi come riferimento stanno capitalizzando proprio sul lavoro svolto dalle major con cui erano sotto contratto negli anni precedenti a questa “rivoluzione” digitale.
Scrivi “Dolly si è auto-prodotta e, probabilmente, ha semplicemente stipulato un contratto con un distributore per arrivare nei negozi…”. Certo, come milioni di altre band sparse per il mondo ma che non arriveranno mai su Billboard, perchè nessuno li conosce. Costello ti vende il vinile e ti regala i file digitali: beh, potremmo farlo anche noi con le nostre band di periferia, così come chiedere ai nostri amici di mettere su youtube i video delle canzoni. Ma poi?

Le major sono morte (anche se c’è gente che sbava per farsi fare un contratto dalla Maionchi, la “discografica” 60enne di X factor) e va bene così.

Il problema principale per una band di valore ma sconosciuta sarà sempre il solito: farsi conoscere. Ed emergere dal rumore (in senso comunicativo) che le nuove tecnologie hanno contribuito a creare sarà sempre più difficile.

Besos G.

26 03 2008
rockonomics

Te la metto giu a mo’ di metafora. Spero funzioni, visto che ho intenzione di usarla per cose più serie.
Immagina l’universo di chi suona come un gigantesco fiume, un flusso indistinto e indefinito di quattro accordi e sette note e infinite variazioni sul tema. La discografia è una gigantesca diga che blocca il 99% di questo flusso, immettendo nel mercato solo una piccolissima quantità della musica prodotta.
Ora, succede che in qualche modo questa diga – gigantesca e monolitica – abbia diverse crepe. E che l’unico modo per non farsi travolgere dal rumore bianco del flusso indistinto di musica sia quello di deviare il percorso del fiume in altre direzioni.
Queste “altre direzioni” sono la nuova discografia creativa che mette al centro il rapporto diretto tra i produttori di musica e i loro più fedeli fruitori: che diventano veicoli promozionali, finanziatori, filmmaker…In altre parole, gli utenti accorpano funzioni che un tempo erano di pertinenza delle etichette.
Per i più piccoli questo avviene in forma aggregata (Sellaband, Slicethepie), per i “già affermati” in forma singola assumendo le più svariate forme.
Alcune di queste vie saranno giocoforza un ramo morto del fiume. Altre funzioneranno meglio.
Tu mi chiedevi un nuovo “selettore”: e se fosse, semplicemente, il pubblico?

26 03 2008
XV

Sono d’accordo con G.
Sellaband e Slicethepie sono dei bellissimi progetti ma la maggior parte della gente è pigra e diffcilmente si sbatterà per andare a cercare in rete nuova musica e nuove band.
Io faccio un passo indietro e dico che c’è ancora un canale che non viene sfruttato a dovere in Italia: la radio.
Purtroppo siamo ostaggi di programmatori radiofonici sinceramente imbarazzanti. E’ vero devono tutelare gli ascolti, gli investimenti degli inserzionisti e bla, bla bla ma se la programmazione radiofonica fosse un pelo più elastica e osasse un po’ di più sono sicuro che si venderebbero molti più dischi. Purtroppo in Italia abbiamo , anzi avevamo visto che sta per chiudere , RockFM e Virgin Radio che, non contenta di mandare in onda sempre le solite quattro canzoni, ci ammorba anche con le lezioni di storia della musica della Maugeri!

26 03 2008
rockonomics

i cali verticali nella vendita di dischi ci sono anche nei paesi anglosassoni, dove le radio sono ben più influenti delle nostre.
Indubbiamente c’è necessità di “selettori”.
-Potrebbero essere le piccole etichette indie, con una struttura diversa e più adattabile al nuovo scenario competitivo (esempio: RCRD LBL);
-potrebbero essere siti-istituzione come Pitchfork;
-ma, ripeto, perchè non potrebbero essere gli utenti? Se i The Alps hanno tirato su 21.000 Euro su Slicethepie, io ascoltatore non potrei essere persuaso a credere che sono più bravi delle altre 100.000 band che si sono iscritte a Slicethepie?

26 03 2008
XV

Si, hai ragione, guarda mi fà piacere scambiare pareri con te perchè mi ridai un po’ di speranza, davvero.
Io sono un po’, come dire, disilluso sul consumatore finale di musica, non gli do molta fiducia e probabilmente vedo ancora il caso dei The Alps come un colpo di fortuna.
Spero davvero di sbagliarmi.

cheers

26 03 2008
rockonomics

Viceversa.😉
Cheers (anche a zio Gian che nn ho adeguatamente salutato in precedenza)

18 04 2008
Massimiliano

Beh, non si può negare che i Radiohead almeno stanno provando a creare qualcosa di alternativo, giusto o sbagliato che sia…se dico ciò un pò è anche perchè provo una enorme per Thom Yorke come cantante…

18 04 2008
Massimiliano

…enorme ammirazione…

20 04 2008
Ale Chiaz

Sono nuovo di qui e ci sono finito per caso. Un pò per curiosità e un pò perchè quando vedo un link non gli resisto (grazie Ilaria…).
Appena entrato mi sono bastati 2 secondi per capire che:
1) Ti interessi veramente alla musica (e a tutto ciò che le sta intorno).
2) Hai citato più volte i Nine Inch Nails dedicando loro addirittura due articoli! Per me i NIN sono un rituale giornaliero. Non riesco a stare senza.
3) Continua così!
P.S: Credo che questa sarà la prima di tante visite…

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