Qtrax, 24 ore dopo

29 01 2008

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Forse non sarà una rivoluzione. Anzi, forse abbiamo già assegnato il premio “Bufala 2008”. Ma su Qtrax qualche riflessione ulteriore e a mente fredda occorre farla.

Prima di tutto, la questione del giorno. Come mai le major hanno smentito l’accordo sbandierato ai quattro venti dall’impronunciabile Allan Klepfsiz? Delle due, una: o dalle parti di Qtrax hanno peccato di ingenuità, annunciando un accordo non firmato e dovendone ora subire una conseguente rinegoziazione; oppure sono stati furbi, mettendo le major all’angolo esponendole mediaticamente ad una firma troppo annunciata da poter essere smentita. Da queste parti – visto come sono andate le cose – si propende per la prima ipotesi. Piccolo particolare: l’unica major che finora non ha smentito l’accordo è stata la Sony Bmg per cui lavora – come co-presidente della controllata Columbia Records – Mr. Rick Rubin. Un caso?

Seconda considerazione. Se le major firmassero l’accordo, ci sarebbe comunque qualcosa che non torna. Come viene giustamente segnalato su Vilipendio, com’è che le major si accorgono solo ora di poter vivere tranquillamente di pubblicità e di colpo decidono di smettere di far pagare la musica? Il costo di un cd dipende solo in minima parte dal costo fisico dell’oggetto. Ci sono i contratti degli artisti, i costi di registrazione, la promozione, una struttura elefantiaca da mantenere. Com’è che tutto questo sparisce d’incanto se il prodotto viene distribuito online? A questo punto, tanto valeva infilare un po’ di pubblicità cartacea sui cd: al netto dei costi, i ricavi per le etichette sarebbero stati indubbiamente più alti. La sensazione latente – ma lo capiremo meglio se e quanto Qtrax funzionerà – è che la distribuzione gratuita online sia parte di un processo volto ad erodere quote d’uso ai siti di peer2peer, processo che per il momento cammina in parallelo con la distribuzione fisica del cd. Altra sensazione latente: la distribuzione gratuita su Qtrax e simili verrà utilizzata prevalentemente per prodotti d’archivio e avanzi di magazzino. Beni a costo zero, insomma, sui quali spulciare rendite occulte (paga lo sponsor) da sottrarre a LimeWire e soci.

Terza considerazione: un oligopolio rimane tale anche se cambia l’ambiente in cui si muove. Già da tempo diciamo che il principale fronte su cui si combatte la rivoluzione discografica sta nei diritti di proprietà delle registrazioni. Che nel modello Qtrax rimangono alle major, esattamente come prima. Mentre nel modello In Rainbows finiscono interamente in mano agli artisti. Punto essenziale, questo, perchè abbatte i costi di produzione (niente elefanti da saziare) e permette la distribuzione della musica a prezzi minimi, se non nulli. Senza questo fondamentale passaggio non c’è rivoluzione.

Quarta ed ultima considerazione: Qtrax lascia inalterato anche il meccanismo di scelta e promozione della musica. Guardo un video su Mtv. Scarico da Qtrax. Punto. Tutti gli innovativi meccanismi di fine tuning dei gusti e delle preferenze messi a punto da Last.fm, Sellaband e da tutti gli altri music social network non sono stati interiorizzati dalle major. Che perseverano nel dimenticare che nella rete, oggi, le pure logiche di profitto che prescindono dall’orizzontalità e da meccanismi relazionali, hanno irrimediabilmente le gambe corte.

(nella foto: Qtrax, il giorno dopo)


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