Se Maometto non va all’evento…

17 12 2007

eventful_slogan.jpg 

Lo so, lo so. Un titolo del genere mi costerà due fatwa: una da AlQaeda e una dal Sindacato Titolisti (qui un altro fulgido esempio di titolista ispirato). E’ che per riassumere la logica che sta sotto Eventful, l’ennesima start up di cui vi tocca leggere su queste pagine, non mi veniva in mente niente di meglio di una cara e vecchia frase fatta.

Prima di attaccare col discorso, però, prendiamo un po’ di rincorsa. Faccio un altro peccato mortale: mi autocito. Qualche tempo fa ho scritto un post in cui immaginavo che, in un prossimo futuro, le band avrebbero legato la loro scelta su dove tenere i loro concerti alla domanda degli utenti. Una domanda palese, con tanto di classifica, e certificata da quanto in ogni area si era pagato per scaricare legalmente l’album della band in questione. Che, a titolo di esempio, erano i Radiohead. Per chi non avesse capito niente di quel che ha letto finora qui c’è il post incriminato.

Per chi avesse capito, invece, o per quelli a cui interessa ben poco delle mie capacità precognitive, ecco: c’è qualcuno che questa cosa la sta facendo. Si chiama – l’avevo già detto – Eventful, ed è un’ideuzza di Brian Dear, un omino che ha bazzicato a Ebay ed Mp3.com ai loro albori. Se non altro, uno sfacciato portafortuna. L‘idea, banale quanto volete – è quella di favorire la connessione tra fan e artisti, relativamente alle loro performance dal vivo. Sei un fan? Puoi chiedere al tuo artista preferito di venire a suonare nella tua città. Sei un’artista? Puoi decidere, sulla base della collocazione geografica della domanda, dove andare a suonare. Non solo. Eventful è un vero e proprio social network costruito intorno alla passione per gli “eventi” musicali, teatrali, culturali, sportivi, politici (sì, anche politici!) che hanno luogo ogni giorno nel mondo. Gli utenti registrati – oltreche richiederli – possono promuoverli, recensirli, discuterne.

In questa bella intervista di un anno fa, Johnatan Glazier – Ceo di Eventful, anche lui proveniente da Ebay – racconta che il motto dell’azienda “Life is short, make it eventful” è l’esemplificazione di uno stile di vita, peraltro sempre più presente nella nostra società, occidentalmente intesa. Quello che mette l’esperienza  e non l’oggetto, come bisogno primario dei potenziali acquirenti. Quello che sta consacrando l’evento – non importa di cosa, o con chi, basta che sia “evento” – come una delle categorie merceologiche emergenti del nuovo millennio.


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3 responses

18 12 2007
robida

carino eventful….lo conoscevo e mi è capitato di usarlo, ma ultimmente lo noto sempre più spesso nei vari myspace di emergenti (e non)

se sei ancora indeciso sul box radiohead guarda qua sto tizio che come nerditudine è avanti e filma il suo approccio al’oggetto in questione.
(3 minuti finali di vinile che….gira!)

qui parecchie foto

18 12 2007
PIE

Cos’è? Mi sembra una specie di televoto per indirizzare le scelte degli artisti…

19 12 2007
rockonomics

Ciao a tutti due!
Sì eventful è carino ed è sicuramente un qualcosa su cui vale la pena di scommettere. Più che un televoto è uno strumento assieme di ricerca di mercato, marketing relazionale e social netowrking.
Ma la cosa interessante, scusate se mi ripeto, è che aggrega le persone attorno al concetto di “evento” non importa di che tipo.

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