La nuova discografia creativa/4 – Slicethepie

13 12 2007

slicethepie.jpg 

Tra le nuove realtà che cercano di rivoluzionare il concetto stesso di discografia, non si può non parlare di Slicethepie. Qui, perlomeno. E non perchè sia un clamoroso caso di successo. Ma perchè ha cercato di far proprie tutte – ma proprio tutte – le teorie che stanno alla base della nuova rockonomia, in particolare quella per cui il musicista è imprenditore e non più un dipendente della casa discografica. E’ gente che ha mandato a memoria “La coda lunga”, quella. Si capisce sin dalla mission: “Il modello discografico esistente – spiegano – è basato su pochissime etichette discografiche che spendono tantissimi soldi su centinaia di artisti. Quello di Slicethepie (letteralmente “fai a fette la torta”) è un modello in cui milioni di fan mettono spendono ognuno pochi soldi per migliaia di artisti“. Come?

Con un modello triangolare, ai cui angoli ci sono la band, i fan e i trader (sì, i trader: come in borsa). La band si iscrive al sito e mette online un demo di tre canzoni. Finisce in un’arena di genere (rock, metal, hip hop ecc..) insieme ad altre 999 band. Degli scout – selezionati tra gli utenti del sito in base ad algoritmi del tipo “più e meglio recensisci, più il tuo giudizio conta” – selezioneranno le 20 band che parteciperanno alla fase di finanziamento. Se si dimostra di avere 5000 fan, comprensivi di indirizzo email, si può saltare questa fase e accedere a quella del finanziamento.  Per poter registrare il cd, come in Sellaband, le band, attraverso i fan, dovranno raccogliere 15.000 pound (in Sellaband la soglia è più alta: 50.000 Dollari) La cosa più interessante è che, parallelamente a questa raccolta, c’è un mercato di trader che – esattamente come in borsa – possono vendere, comprare, scambiarsi le azioni sulla band, dando vita a un vero e proprio mercato ristretto, con quotazioni che salgono e scendono, speculazioni, ecc… Comprare a un prezzo basso, vendere a un prezzo più alto: non solo in questo sta il guadagno dei trader: le band, per attrarne, possono offrire ai trader percentuali sul merchandising e sul quel che ricavano dai concerti o sulle vendite. Sta a loro contrattare. Per la cronaca, invece, le percentuali su ogni album scaricato sono le seguenti: su un prezzo di £8, l’artista se ne becca circa 3 (che eventualmente dividerà con la sua base di azionisti), Slicethepie 2 e il distributore digitale i restanti 3.

Che dire? Che è un giochino interessante. Ma che è difficile, per usare un eufemismo,  che cambierà la storia della discografia. Non vi sfugga, tuttavia, che sono inglesi. Non a caso, un paese che vive di borsa e industria discografica. E che tende ad impazzire per giochini simili…


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4 responses

14 12 2007
robida

Bene. Interessante. Come sai, ormai mi entusiasmo a qualsias soluzione nuova. Che magari, anzi sicuramente, non sostituirà la macchina industriale di quella che che Anderson chiamerebbe “produzione di hits”, ma che diventa esempio di quello che citi nel post ultimo: “Ci sono tanti modi di vendere musica tante quante sono le band”
Mi riferisco a quanto considerava tempo fa un blog (mi pare hyperbot) sulla nascita plausibile di un mercato alternativo e parallelo, costituito da questi piccoli successi fatti di espedienti, che andavano a formare una sorta di (la chiamavono) mid-class dei musicisti. Che pur non entrando nei grandi circuiti industriali, crea micro-successi che travalicano l’ambito locale. E di cui un musicista, forse, può campare.

Bisognerebbe fare due conti. Ma, se non fosse che questo taglia fuori chi “viene cercato” dalla musica piuttosto che cercarla, mi pare interessante.

17 12 2007
rockonomics

Le ultime due righe del tuo commento sono uno spunto molto interessante, in quanto – nell’iper-segmentazione dei mercati – riesci a ricompattare i consumatori in due categorie abbastanza omogenee.

Chi cerca la musica.
Chi ne viene cercato.

è evidente come la nuova discografia creativa – come in generale accade a tutte le produzione da “coda lunga” – si rivolga prevalentemente a quella prima fascia di consumatori. Ed è altrettanto evidente che dovrà porsi il problema di allargarsi al secondo gruppo, se vuole aumentare il proprio bacino di acquirenti potenziali…

In mezzo, forse, c’è solo un passaggio: che da giochini da camerata del campus diventino un business con soldi e investitori “veri”…

13 03 2008
The Alps, la “prima” di Slicethepie « Rockonomics

[…] ordinaria come loro. Che, ma l’avrete già intuito dal titolo, sono la prima band iscritta a Slicethepie che ha sfondato il tetto dei £ 15.000necessari a produrre l’album (loro, in realtà, ne […]

5 06 2008
Riassunto delle puntate precedenti « Rockonomics

[…] Nel frattempo Slicethepie, dalla sua nascita, ha già finanziato quattordici album, di cui ben 5 nel solo 2008 (più due a […]

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