Dopodomani/1 – Radiohead, “Twelve sessions”

16 11 2007

thomyorke.jpg 

Gennaio 2010

Quando mi siedo sul divanetto opposto al suo, nella hall di un grande albergo nel cuore di Londra, Thom Yorke sta torturando la fettina di limone nella sua tazza di the. Ancora più piccolo di come me lo immaginassi, ha lo sguado furbo e sornione dei giorni migliori, accentuato dall’asimmetria del suo volto, tanto strano da sembrare quasi bello.

Cinque anni fa, mentre la band stava entrando in studio, aveva rilasciato a Time le prime dichiarazioni di guerra alle case discografiche: “Mi piacciono le persone che lavorano nella mia casa discografica, ma è maturo il tempo in cui chiedersi se noi abbiamo bisogno di loro. E sì, credo ci darebbe un piacere perverso mandare affanculo questo modello di business decadente.” Due anni dopo, “In rainbows”. Il primo esperimento di bypassare le major offrendo direttamente ai fan il proprio album, acquisibile mediante un’offerta libera e facoltativa. Più della metà dei fan ne approfitto e se lo scaricò gratis. “Abbiamo fatto qualche errore. Come accade sempre, quando si sperimenta. D’altra parte, non siamo mai stati imprenditori, prima d’ora” sorride Yorke, passando a torturare la bustina di zucchero. “Eravamo convinti che bastasse scrollarsi di dosso l’immagine negativa delle major e del prezzo alto e fisso per riportare la musica registrata nel recinto dei beni a pagamento. Evidentemente non era così. La gente però spende per andare ai concerti. Il biglietto, certo, che è sempre più caro. Ma costa anche la benzina per arrivare sul posto, il mangiare, un posto dove dormire. Chiunque vorrebbe un concerto a due passi da casa. Ci siamo detti: perchè non premiamo chi lo vuole più di altri?”

Da questa idea, oggi, è nato il progetto “Twelve sessions”. Due canzoni al mese, per tutti i dodici mesi del 2010, verranno rese disponibili sul sito ufficiale della band. I fan potranno decidere quanto pagarle, da zero a infinito, sul modello di “In rainbows”. Una volta completata l’operazione d’acquisto, verrà chiesto al cliente di indicare un luogo dove vorrebbe che la band suonasse durante il tour mondiale dell’anno seguente. Vinceranno un concerto dei Radiohead – è proprio il caso di dirlo – le 50 località che, nel corso dell’anno, avranno speso più soldi per scaricare l’album. Il prezzo del concerto, per altro, varierà dai 15 Pound – o equivalente – per la prima classificata ai 30 pound per l’ultima classificata. “In questo modo”, spiega Thom, fattosi improvvisamente serio, “vorremmo premiare chi è veramente interessato al nostro lavoro di artisti. Non è giusto che chi valuta maggiormente il nostro lavoro non ne abbia niente in cambio”. Prima di congedarci, gli pongo un’ultima domanda: “Perchè dodici sessioni da due brani e non un album intero da ventiquattro pezzi?”. Sul volto di Yorke torna lo sguardo furbo di poco fa. Si volta a destra e poi a sinistra per controllare che non lo senta nessuno. Poi si avvicina e mi sussurra nell’orecchio: “Per moltiplicare l’attesa dell’evento nell’arco di tutto l’anno. E per fare più soldi. Prima ti ho detto che non siamo mai stati imprenditori. Beh, stiamo imparando”. Poi volta le spalle e se ne va. “Magari più avanti faremo uscire un cofanetto”, mi pare di avergli sentito bisbigliare.


Azioni

Information

7 responses

16 11 2007
Howard Giske

wild stuff, see parody of Radioheads, 15 stepshttp://www.realcrash.com/radiohead-15-steps-against-the-collapse/

19 11 2007
PIE

fantamusica?

19 11 2007
rockonomics

assolutamente sì. soprtattutto il fatto che io intervisterò Yorke😉

17 12 2007
Se Maometto non va all’evento… « Rockonomics

[…] a titolo di esempio, erano i Radiohead. Per chi non avesse capito niente di quel che a letto finora qui c’è il post […]

18 02 2008
Discografia mobile « Rockonomics

[…] in vendita, al costo di $1.99 una canzone al mese, sul modello “Twelve sessions”, preconizzato su questo blog qualche mese fa (quanto me la meno, cazzo). Il primo pezzo, un duetto del […]

18 04 2008
Massimiliano

Loro sono dei Grandi della musica e su questo non si può sindacare…penso sia abbastanza oggettivo come giudizio.

16 06 2008
Le Cinque Regole « Rockonomics

[…] Seconda regola: le etichette devono sperimentare nuovi formati e nuove forme di calendarizzazione delle uscite. Viene da sé: se sparisce la musica come prodotto, le prime caselle del domino a cadere (e già stanno pericolosamente oscillando) sono quella del formato fisico (il cd) e del “formato album”. Di entrambi gli argomenti si è già parlato abbastanza. […]

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