La nuova discografia creativa/1 – Magnatune

11 11 2007

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Per certi versi, “In rainbows” dei Radiohead è come il Bianconiglio di Alice nel Paese delle Meraviglie. A seguirne le orme, finisci per scoprire un mondo di cui, fino al giorno prima, avevi completamente ignorato l’esistenza. Quello di chi – case discografiche, artisti, collettivi – da anni distribuisce la sua musica gratuitamente o quasi. E nel ricostruire la mappa di questo variegato universo – creativo o ingenuo, grande o piccolo, ricco o squattrinato che sia – ti chiedi se sia quello il futuro della discografica, se un giorno le più note etichette indipendenti, o addirittura le major, saranno così.
Siete pronti? Partiamo.
Il tour inzia da un ragazzone di Berkeley, California. Si chiama John Buckman ed è il fondatore di Magnatune, etichetta discografica che dal 2003 produce e distribuisce musica attraverso logiche di prezzo variabile. Il giochino è semplice: ti colleghi al sito; scegli un genere – Magnatune produce dall’ambient, al goth metal, dalla musica etnica, sino alla classica e all’elettronica – selezioni il lavoro di un’artista e te lo ascolti. Se ti piace e vuoi riascoltarlo hai due possibilità: o ti ricolleghi al sito e ripeti l’operazione; o scarichi il cd, stabilendo tu il prezzo a partire da un minimo di 5 Dollari a un massimo di 18 Dollari. “Uno si aspetta che tutti paghino 5 Dollari. In realtà il prezzo medio che i nostri clienti scelgono di pagare è di 8, 93 Dollari”, spiega Buckman in un’intervista a Usa Today.
Altra peculiarità di Magnatune è che mette sotto contratto soltanto artisti che hanno già registrato l’album. E con loro si spartisce in parti uguali i ricavi delle vendite: se paghi 8 Dollari, all’artista ne vanno 4. Perchè questo? Perchè secondo Buckman “i consumatori supportano gli artisti. Non è a loro che vogliono rubare la musica, ma alle case discografiche.” 50 e 50 anche per le licenze d’uso dei brani a scopi commerciali – più costose – e per la vendita del merchandising. Merchandising che veicola il nome e il logo dell’etichetta e non delle band, fra l’altro. Perchè Magnatune non si vergogna di essere una casa discografica, categoria oggi popolare quanto le lobby farmaceutiche. Perlomeno, vuole far credere di poterselo permettere.
Altra scelta radicale: Magnatune è un’etichetta “open source”. Lascia cioè che chiunque faccia ciò che vuole della musica che scarica: usarla, migliorarla, farne un prodotto nuovo. “Vogliamo essere il Linux del mondo musicale”, dice Buckman.
Attualmente Magnatune ha sotto contratto 258 artisti e un catalogo di 569 album e 8316 canzoni. Ammettendo che ogni album abbia venduto anche solo 1000 copie, e dando per buono il prezzo medio di circa 9 Dollari, per Magnatune fanno più di 2,5 milioni di Dollari di guadagno complessivo in quattro anni di attività, a fronte di costi che è facile immaginare bassi, se non irrisori (niente produzione, niente packaging, niente distribuzione nei negozi, niente videoclip). Non male.

Profetica, nel sito, è una paginetta intitolata “The Big Ideas”, in cui Buckman preconizza il futuro dell’industria musicale:

“Tutta la musica dev’essere libera. Esattamente come con un qualunque software.”

“Va trovato un modo per far arrivare la musica dai musicisti al loro pubblico che non sia costosa e che supporti i musicisti. Altrimenti, la diversità musicale continuerà a soffrire il sistema corrente in cui solo poche mega hits producono consistenti guadagni”.

“I musicisti devono controllare ed apprezzare il processo con cui la loro musica viene distribuita. I musicisti sono molto vicini ad iniziare una rivoluzione. E alcuni già l’hanno fatto.”

“La creatività va incoraggiata: l’attuale sistema di copyright del “tutti i diritti riservati” è troppo severo. Noi supportiamo la licenza Creative Commons del “some rights reserved”, più flessibile e permissivo”

Nel logo della Magnatune, sotto il nome dell’etichetta, c’è una frase: “We are not evil”. Non siamo il male. Domandina facile facile: secondo voi, per John Buckman, chi è il male?


Azioni

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9 responses

13 11 2007
PIE

E una domanda che mi ronza da ieri sera: cosa mi dici degli Arctic Monkeys? Hanno distribuito gratis i pezzi fino al contratto con una major e poi hanno fatto record di vendite.
Questo sembra contraddire l’ipotesi che la gente consideri la musica un bene immateriale.
E’ vero anche che una rondine…

13 11 2007
rockonomics

Ho il sospetto che quella usata per promuovere gli Arctic Monkeys, e successivamente Mika, sia stata una strategia di marketing virale ben studiata dall’alto.
– Si mettono le versioni demo di alcuni brani su myspace
– Si dà il la a un tam tam “dal basso” che si auto-alimenta e viene raccolto “dall’alto” dai mezzi di comunicazione (noi gli AM li abbiamo conosciuti così). ricordi NME? “La più grande rock band del mondo”
– Si manda la band in tour mondiale senza che sia ancora uscito un disco
– Si fa uscire il disco con i brani opportunamente riarrangiati e con i suoni “giusti” da studio
– Si vendono un sacco di copie del cd

Strategia perfetta, anche se, come detto, si è ripetuta con successo solo un’altra volta, con Mika. E sono passati già due anni…Delle due, una: o le major non sono in grado di riprodurre una strategia vincente; o l’hanno riprodotta e non è andata altrettanto bene.
Propenderei per la seconda: la rete la freghi una volta sola…

13 11 2007
dario

Non sono sicuro che le major sappiano dominare una tale strategia. Richiede una cosa fondamentale come una vicinanza con il consumatore che sinceramente non vedo. Ma certo può essere, e in quel caso probabilmente questi due casi sono solo la punta dell’iceberg che è rimasto sommerso e noi non vediamo

13 11 2007
rockonomics

Questi due casi suonano strani anche a me. La mia, in ogni caso, è solo un’ipotesi. Cui fa da contraltare, peraltro, il fatto che sia stata una strategia mai più replicata…

13 11 2007
Carlo

“Attualmente Magnatune ha sotto contratto 258 artisti e un catalogo di 569 album e 8316 canzoni.”
…. ma 569 album non sono un po’ tanti per un’etichetta attiva dal 2003? Sono almeno 142 albun all’anno!
Ma hanno il tempo di ascoltare quello che pubblicano?
Questo sito non mi sembra un’etichetta, mi sembra un DISTRIBUTORE.

Una volta un’etichetta spendeva di tasca sua per un’artista in cui credeva (qui “credere” singifica: “spendo x per ottenere x + tot”) e lo produceva e promuoveva senco le sue possibilità.
Magnatune offre un servizio di distribuzione efficiente a un artista, il quale però deve pensare da sé alla propria promozione.
Non voglio gettare fango addosso alla Magnatune, nel complesso mi sembra una bella idea per la distribuzione, però credo che oggi siano ancora carenti i mezzi di PROMOZIONE…
Carlo

13 11 2007
rockonomics

Non fa una grinza.
Tuttavia, considera che una strategia del genere paga sulle grandi quantità. Se faccio 5 album che vendono 1000 copie, e se ne faccio 569 che vendono anche solo 100 copie, la differenza è sensibile in favore della seconda opzione…
Vuoi fare un esperimento? Manda il tuo cd alla Magnatune e vedi cosa succede…;-)
Sarebbe fico capire quel modello anche dal lato degli artisti…

16 11 2007
Vladi

Caso interessantissimo. Arrivo dai commenti che hai lasciato su FirstDraft: sei nei miei rss in parte a Leonhard, vedi un po’ tu …😀

Su Arctic Monkeys e Mika sono d’accordo: difficile gabbare ancora la rete.
vladi

16 11 2007
rockonomics

Grazie mille!
First Draft è il primo sito cui mi collego la mattina
Vedi un po’ tu😉

9 01 2009
Alex

Magnatune accetta solo albums o anche tracce singole?

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