“Papà, posso farlo anch’io?”

5 11 2007

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Questo signore è Alan McGee. Altrimenti detto “nostro signore di Wonderwall”. Mammasantissima del brit pop, scopritore e produttore di Oasis, Jesus and Mary Chain, The Libertines, Hives e un altro centinaio di band da una stagione, consulente per i giovani e la musica del il governo Blair. Fatte le dovute proporzioni, una specie di Cecchetto d’oltremanica. Perchè parliamo di lui? Perchè è a casa di questo signore che si gioca il secondo tempo della rivoluzione della musica gratuita iniziata dai Radiohead. Le prossime a regalare le loro registrazioni saranno infatti due sue band. La prima sono i Charlatans, gruppo di Birmingham con nove album all’attivo, popolarità scarsa e tendenzialmente circoscritta tra i sudditi della regina. La seconda sono – of course – gli Oasis dei fratelli Gallagher, band dalla creatività al lumicino seduta su una montagna di 50 milioni di dischi venduti in tutto il mondo.

Sarà interessante. Perchè da quel che ne verrà fuori in termini di download, visibilità e  popolarità (parlare di vendite è ormai fuori luogo) si capiranno tante cose sul futuro di questa rivoluzione, o presunta tale. Se è solo per band affermate o anche per l’underground. Se funziona solo se non lo fa nessun altro o se funziona anche se lo fanno tutti. Se fa vendere più biglietti dei concerti o se è il caso di tornare ai cari vecchi scaffali e videoclip.

La sensazione di chi vi scrive è che, in un contesto in cui tutti ci provano, ad avvantaggiarsi siano più le band underground tipo i Charlatans che le star alla Oasis. E il motivo è semplice. Se il terreno della competizione si livella, se Oasis e Charlatans giocano ad armi pari, se l’ascoltatore – e non lo scaffale del Virgin Megastore – diventa il selettore tra la buona e la cattiva musica, se accade tutto questo, allora la piccola band ha tutto da guadagnare e la grande band tutto da perdere. Sempre che la piccola band riesca a differenziarsi, in mezzo all’oceano indistinto di piccole band che adotteranno, si suppone, la medesima strategia. E’ per questo, d’altra parte che servono i manager. Ed è per questo che, pur non sapendo come andrà a finire, se potessi scommettere che nel Nuovo Ordine Mondiale della Discografia gente come Alan McGee diventerà sempre più potente, beh…lo farei.


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2 responses

5 11 2007
gian

Non c’entra molto, ma ho trovato questo articoletto su repubblica: http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/spettacoli_e_cultura/star-licenziamenti/star-licenziamenti/star-licenziamenti.html

Interessanti le ultime righe: “Quello discografico è il peggior business nel settore più competitivo che c’è”. Competizione che arriva dal colosso del caffè Starbucks, o dalla Apple di Steve Jobs, o da aziende multimediali come la Live Nation, organizzatori di concerti, che stanno strappando alle industrie discografiche le star più ambite, come ha fatto Live Nation con Madonna.

5 11 2007
rockonomics

giusto.
controbatto linkandoti questo: http://www.longtail.com/the_long_tail/2007/10/everything-in-t.html
che credo renda altrettanto bene l’idea…

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