M.Connolly, Alan B. Krueger, Rockonomics, The economics of popular music, Princeton University, 2004 (scaricabile qui in PDF)
Questo paper è l’ABC di quel che si dice da queste parti, in particolare sulla fine della musica come bene fisico. Anche per questo gli ho fregato il titolo.
Franco Fabbri, Il suono in cui viviamo, Arcana, 1996
Riedito recentemente da Feltrinelli, questo bel libro racconta – nel suo primo e imprescindibile capitolo – la storia del mercato musicale così come lo conoscevamo fino a ieri. Il resto, invece, è pura speculazione per maniaci del suono e della struttura di una canzone. Il professor Keating ve lo farebbe strappare via, il resto.
Dave Kusek, Gerd Leonhard, Future of music. Manifesto for the digital music revolution, Berklee Press, 2006
Loro sono dei nostri. Sostanzialmente convinti della fine della discografia tradizionale, sciorinano tanti esempi e tanti dati. Forse è la loro eccessiva parzialità a fregarli. Ma lo stesso vale per questo blog, quindi…
Lawrence Lessig, Il Futuro delle Idee, Feltrinelli, 2006
La fine del copyright, la rivoluzione di internet e la controrivoluzione dei “potenti” secondo l’ideatore della licenza Creative Commons. Tante geniali intuizioni, qualche banale luogo comune. Nel complesso, da leggere.
Chris Anderson, La coda lunga. Da un mercato di massa a una massa di mercati. Edizioni Codice, 2007.
In pochissime parole, un guru. La coda lunga è la teorizzazione colta dell’idea paperoniana che – grazie a internet -tante monetine possano renderti incredibilmente ricco. Non vale solo per la musica, certo. Ma secondo voi i Radiohead a cosa si sono ispirati?
AA.VV. This business of music: the definitive guide to music industry, Billboard, 2007.
Non createvi troppe aspettative su sto libro. L’hanno scritto degli avvocati. Tuttavia, di Celestial Juke Box ne hanno parlato loro prima di tutti. Giusto rendergliene qualche merito.
(continua)