Kevin Kelly, i “valori generativi” e la nuova discografia

25 02 2008

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Kevin Kelly è uno dei più grandi esperti di cultura digitale del pianeta. Co-fondatore di Wired, oggi affida le sue riflessioni ad un blog. Uno dei suoi ultimi e più interessanti post si intitola “Better than free“, recentemente tradotto da Internazionale.  Dice, Kevin Kelly, che internet è la “grande fotocopiatrice”, che ogni prodotto immesso su internet viene istantaneamente copiato e che “queste copie non sono semplicemente a buon mercato: sono gratis”. Quindi? Quindi diventa raro e prezioso ciò che non si può copiare, quelli che Kelly chiama “valori generativi”. Kelly ne ha identificati otto: immediatezza, personalizzazione, interpretazione, autenticità, accessibilità, corporeità, mecenatismo, reperibilità.

Tra questi beni messi in rete, copiati e distribuiti gratuitamente c’è, ovviamente, la musica. E stando a quanto dice Kelly, dalla rivoluzione discografica uscirà vincente chi meglio riuscirà a fare propri e monetizzare questi otto valori, o perlomeno una buona parte di essi. Visto che siamo in periodo di Oscar, che ne dite se proviamo a trovare un “campione” per ognuno dei valori generativi? Qui di seguito, ovviamente, le mie idee. I commenti, là sotto, sono per le vostre. Non esimetevi.

Immediatezza: “prima o poi tutti potremo procurarci una copia gratuita di qualunque cosa, ma riceverla nel momento esatto in cui è stata prodotta è un valore generativo”, dice Kelly. Il peer2peer rende sovente l’immediatezza un bene gratuito, altro che “valore generativo”. Ho avuto ”Hail to the thief” dei Radiohead mesi prima che uscisse e l’ho avuto gratis. La teoria di Kelly vacilla, in questo caso. Ma se si bypassa il p2p le cose cambiano. Prendete il  cellulare: se sei abbonato a Verizon puoi scaricare ogni mese una nuova canzone di Timbaland da ascoltare sul telefono. Se no, ti tocca aspettare un anno, in attesa che esca il disco. Quindi, the Oscar goes to Timbaland e Verizon, un buon esempio di generazione di valore dall’immediatezza.

Personalizzazione: qui la scelta si fa dura. Non tanto perchè ci sia la fila di gente che personalizza il suo prodotto sulla base dei gusti del singolo utente. Ma perchè, piuttosto, non se ne vedono. “La personalizzazione richiede uno scambio continuo tra autore e consumatore”, ci viene in soccorso Kelly. E come non pensare allora ad artisti come i Nine Inch Nails, che hanno dato ai fan di remixare a piacimento il singolo “Survivalism”, offrendo loro gratuitamente le singole tracce della canzone in formato Garage Band? Gratuitamente, già. Quindi senza sfruttare il valore generativo della personalizzazione. Ma dato che sono gli unici (insieme a Kristin Hersh) che ci hanno provato, l’ Oscar va a loro. Se non altro perchè chi, nei prossimi anni, ci guadagnerà qualcosa saprà chi ringraziare.

Interpetazione: sempre più difficile. Secondo Kelly, il senso di questo valore generativo sta nella battuta “il software è gratis, il manuale costa 10.000 Dollari”. La musica non ha manuali di istruzioni. Se non quelli del suo significato e senso. Forse il discbox di “In rainbows” dei Radiohead andrebbe rubricato alla voce “corporeità”. Ma sono convinto che chi l’ha acquistato pagandolo 60 Euro non l’ha fatto solo per stringere tra le mani qualcosa. Ma anche – e forse soprattutto – per  possedere compiutamente il senso di un lavoro che il download a offerta libera non sarebbe stato di offrire compiutamente. E’ un interpetazione mia, ovviamente. Ma visto che siamo in tema, credo valga. E quindi, a sto giro vincono i Radiohead.

Autenticità: questo è facile. Perchè un sacco di gente paga i canonici 99 centesimi per comprare una canzone su Itunes, quando la troverebbe a gratis su LimeWire? Potete raccontarmi un sacco di fregnacce sull’onestà e, forse, potreste perfino convincermi del fatto che avete paura di una super multa. Ma in cuor vostro sapete benissimo perchè date quei soldi a Mr. Jobs: perchè  quel gran furbacchione ha capito benissimo che forse non ve ne frega niente di avere una copia fisica. Basta che sia autentica.

Accessibilità: secondo Kelly, per avere accesso a qualunque cosa bisogna rinunciare al possesso. “Pagherei una società per avere accesso a ogni brano digitale esistente quando e dove voglio”, dice lui. Purtroppo, caro Kelly, il celestial juke box non esiste ancora e l’accessiblità totale, perlomeno in ambito musicale, non è ancora un “valore generativo”. Diamolo a Rick Rubin questo Oscar. Perlomeno l’idea è sua.

Corporeità: “la musica è gratis, il concerto costa”, dice Kelly per spiegare il valore della corporeità. E il pensiero corre subito a Prince, che regalando il suo disco in allegato al Daily Mail ha fatto registrare un impressionante serie di sold out oltremanica. Quindi, caro il mio folletto di Minneapolis, l’Oscar per aver massimizzato il valore generato dalla corporeità è tutto tuo. Che poi è pure in linea col personaggio, mi pare…

Mecenatismo: c’è la fila, per ritirare questo premio. Kristin Hersh, Radiohead, Saul Williams. Ma anche aggregatori di mecenati come Sellaband, Magnatune e Slicethepie, che da queste parti chiamiamo “nuova discografia creativa”. “Il sottile legame che unisce il fan con l’artista ha un valore”, spiega Kelly. Allora, chi offre di più. Escluderei Sellaband & Slicethepie, in cui si parla di investiori e non di mecenati. Magnatune chiede di offrire quanto si vuole, ma offre musica, non legami. I Radiohead nemmeno. Qualcosa di più fa Saul Williams, che se paghi 5 Euro ti offre i testi e i brani a una qualità audio superiore. Elio e le storie tese, se ti abboni al fan club, ti permettono di assistere al backstage dei loro concerti. Ma nessuno si è spinto avanti come Kristin Hersh, che – con il suo progetto Cash Music - offre a chi ne sovvenziona il lavoro di partecipare alle session creative e di figurare nei credits del disco.

Reperibilità: anche questo valore generativo – al pari dell’autenticità – è presidio esclusivo dei grandi store digitali, Amazon e Itunes in primis. Perchè servono ogni tipo di nicchia che sta sulla coda lunga. E perchè fanno da sintonizzatori dei gusti del consumatore, indirizzandolo verso altri artisti che potrebbero piacergli. Visto che il “Consumer who bought…also like…” è made in Amazon, questo ultimo Oscar lo vince Bezos.


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2 risposte

25 02 2008
buldra

non male questi “punti” di Kelly.
Mi sembrano ancora un pò da mettere a fuoco tuttavia
Li terrò presenti….

comunque con questo blog stai facendo un lavoro splenddo….sei uno dei miei punti di riferimento…grazieeee!

Buldra

25 02 2008
rockonomics

grazie a te ;-)

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