Nelle foto che lo ritraggono, Cesare Picco sorride all’obiettivo. Ha la faccia simpatica di chi ha meno successo di quel che merita, ma non se ne preoccupa. D’altra parte, se l’è andata a cercare, l’oscurità. Gli studi di pianoforte classico. La passione per il jazz eterodosso, alla Uri Caine, ma senza essere Uri Caine e senza nessuno che ti offre la direzione della Biennale Musica. Un ambizione frenata dalle proprie passioni.
Cesare Picco odia il Natale e il conformismo – musicale e non – che propina, fatto di barbe bianche su abiti rossi, di consumismo, omologazione, jingle bells e siamo tutti più buoni e torniamo a scannarci domani. O meglio, lo odiava.





